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Rosanna Sambataro
Il tuo Consulente Turistico

 
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La notte fra il 24 ed il 25 aprile è ricca di tradizione, perché a Rossano si ricorda la notte del 24 aprile del 1836, data in cui Rossano fu colpita dal terremoto. In quella occasione nefasta i rossanesi passarono la notte, molto fredda, in strada e, per riscaldarsi accesero dei fuochi. Dopo tanti anni ancora oggi si ricorda l’evento accendendo fuochi in strada e preparando banchetti in ogni quartiere.
 
A Frascineto (Cs), il martedì di Pasqua si svolgono, con dei meravigliosi costumi tradizionali, i balli arbëreshe. Giovani donne e uomini in costume tradizionale, con la spada sguainata e sventolando la bandiera nazionale, danzano e cantano inni patriottici in memoria dell'eroe albanese Giorgio Scanderbeg, improvvisando anche versi augurali in lingua ''arbereshe'', il dialetto locale.
 
A Natale gli aiellesi sono impegnati ad allestire le cosiddette focàre (tradizionali falò nelle piazze), per celebrare la festività e illuminare gli addobbi delle strade e il grande albero di Natale.
 
Le vallje sono una caratteristica festa Arbëreshe; si tratta di danze e canti che gli albanesi d'Italia intonano per rievocare le gesta epiche dell'eroe albanese Skanderbeg; Le danze e i canti, sono di solito cori a più voci, accompagnati o no da uno strumento musicale. Le vallje a Firmo si festeggiano in occasione della festa patronale di S. Attanasio, il 2 Maggio, mentre nelle altre comunità arbëreshe si svolgono nella settimana che segue la Pasqua.
 
Fra i colori delle luminarie a Frascineto si svolgono i festeggiamenti in onore di Santa Lucia. La sera del 12 dicembre in tutti i quartieri del paese si accendono i kaminet (falò che simboleggiano il luogo dove la santa trovò la morte) attorno ai quali si mangia e si canta. La mattina del 13 si assiste alla celebrazione della messa e alla sera si partecipa alla processione. In chiusura i fuochi d'artificio.
 
Le vallje sono una caratteristica festa Arbëreshe; si tratta di danze e canti che gli albanesi d'Italia intonano per rievocare le gesta epiche dell'eroe albanese Skanderbeg;
 
Rinomata tradizione del carnevale di Acconia di Curinga che coinvolge tutti i paesi dell'hinterland per la bellezza e la fantasia delle maschere e dei carri allegorici. Ma il vero "cuore" sono i ragazzi che si prodigano per mesi nella costruzione di carri allegorici di carta pesta, con movimenti e coreografie sempre più belle e diverse tra loro.
 
Un grosso abete, pitë nel vernacolo alessandrino, viene tagliato nelle montagne del Massiccio del Pollino e trascinato a braccia fino al paese. Il trasporto è accompagnato da vino locale, canti, balli e suoni di zampogne, organetti e tamburelli. Il mattino del 3 maggio Viene, in pratica, creato un albero della cuccagna alto circa 16 metri.
 
Una grande rievocazione storica dell'impresa scacchistica nel 1575 di Giò Leonardo di Bona propone una sfida a scacchi viventi con centinaia di figuranti tra scacchi viventi, cavalli, personaggi coinvolti nell'evento cortigiano sulla scacchiera gigante costruita in piazza.
 
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